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domenica, novembre 28, 2004
E con oggi inizia la grande maratona dei negozi sempre aperti e la (solita) corsa agli acquisti per il prossimo Natale...
A cominciare da questo lunedì e per tutti quelli di Dicembre questo segnerà la fine dei miei riposi lavorativi pomeridiani in quel giorno. La domenica continuerà comunque a restare il mio giorno di riposo anche se prevedibilmente dovrò lavorare anche l'8 Dicembre e il giorno di Natale al mattino... c'est la vie!
Comunque vi prego, non sparate sul pianista... pardon, sul commesso! Anche noi abbiamo un'anima (anche se a volte non lo diamo a vedere).
Di questo se ne era già accorto Renato Zero quando un secolo fa scrisse questa canzone:
"Adesso che sei il garzone del droghiere,
e con le mance in tasca sei un signore,
a questo punto puoi aspirare a tanto, anche a lei...
Sua madre quella strega, sempre uguale,
con gli occhi da assassina, così venale,
diventerà finalmente un pò cordiale.
Ti sentirai più forte, un uomo vero,
Oh si... parlando della casa da comprare,
Eh già... e lei ti premierà, offrendosi con slancio.
L'avrai..., l'avrai...,
con slancio e con amore, l'avrai...
ma tu non sai il prezzo che dovrai pagare!
Scappa! Fuggi! E salva qualche cosa in te!
E non lasciali fare... non diventare un uomo da bruciare!
L'aria! L'aria che respiravi poco tempo fa
ha ancora il suo profumo di cose vere,
di cose pure di libertà!
Oh no! Oh no! Non domandarti dove, come...
Come trascinerai la vita tua... con chi...
Con chi cancellerai il tuo nome...
Per chi...
Due etti di prosciutto,
Sì signora,
E' ancora a letto con la febbre il suo bambino...
Che peccato! Vuole anche il formaggino...
La vita dietro un banco a costruire,
un'avvenire che le possa dare
La sicurezza, un auto, qualcosa da invidiare...
L'avrai... L'avrai... Con slancio e con amore...
L'avrai... Ma tu non sai il prezzo che dovrai pagare!
Scappa... Fuggi... E salva qualche cosa in te!
E non lasciarli fare...
Non diventare un uomo da bruciare!"
(Renato Zero - "Un uomo da bruciare" 1976)
giovedì, novembre 25, 2004
Ho sempre odiato gli sguardi indifferenti di coloro che non si devono reciprocamente nulla.
Amo invece le simpatie deliziose e sorprendenti, le mute solidarietà dei cuori che si cercano.
E questo vale sia per l'amore che per l'amicizia.
Per quest'ultima in particolare, pur sapendo che non ci può e non ci deve essere nulla di carnale in questo affetto, quando non c'era nulla di sensibile ho sempre avuto l'impressione di rimanere nel vuoto e nell'astratto.
mercoledì, novembre 24, 2004
Per me ultimamente l'attesa non è più solo un periodo di tempo che trascorre ma sta diventando un vero e proprio stato d'animo... Illuso? Utopista? Può darsi ma voglio ancora credere in qualcuno (i qualcosa li ho già provati tutti) che mi faccia sentire vivo...
"Magari toccasse a me
prendermi cura dei giorni tuoi,
svegliarti con un caffè
e dirti che non invecchi mai...
sciogliere i nodi dentro di te
le più ostinate malinconie... magari!
Magari toccasse a me,
ho esperienza e capacità,
trasformista per vocazione,
per non morire che non si fa...
puoi fidarti a lasciarmi il cuore
nessun dolore lo sfiorirà... magari!
Magari toccasse a me
un pò di quella felicità... magari!
Saprò aspettare te domani
e poi domani e poi... domani;
io come un'ombra ti seguirò
la tenerezza è un talento mio,
non ti deluderò,
la giusta distanza io
sarò come tu mi vuoi
ho un certo mestiere io, mi provi...
Idraulico cameriere
all'occorrenza mi do da fare;
non mispaventa niente
tranne competere con l'amore,
ma questa volta dovrò riuscirci,
guardarti in faccia senza arrossire... magari!
Se tu mi conoscessi
certo che non mi negheresti... due ali
che ho un gran disprdine nella mia mente
e solo tu mi potrai guarire... rimani!
Io sono pronto a fermarmi qui,
se il cielo vuole così;
prendimi al volo e poi
non farmi cadere più da quest'altezza sai
non ci si salva mai... mi ami? Magari... Mi ami?!"
(Renato Zero - "Magari" 2003)
martedì, novembre 23, 2004
Tra le tante canzoni di Zero questa è una di quelle che sento più mia e nella quale ultimamente dopo il "nuovo corso" personale iniziato nel 2002, mi identifico maggiormente:
"E ci sei
quando non sei più di nessuno
e nello specchio riconoscerti puoi,
felice finalmente di come sei.
Abile nel trasformare quell'attesa,
fertile, disponibile all'intesa;
vita c'è, in ogni tuo perchè c'è vita.
E se puoi non farti mettere in divisa;
chiedi un futuro assai più degno per te,
la museruola alle ambizioni perchè...
Uomini privati di ogni meraviglia, tacciono, muoiono dietro un tramonto
mentre tu hai in tasca già un altro giorno.
Capita di perdersi travolti dalla strada.
Facile cadere giù, fino a non amarsi più.
Capita sì, che la stanchezza sia lì,
il corpo sente ma dentro tu... muori.
D'ora in poi mai più quel canto disperato;
alle allusioni non dar credito tu,
a quelle voci non rispondere più.
Se ci sei, avranno fiato i tuoi pensieri.
Grida tu, che ci sei perchè ci credi.
Che se vuoi arrivi certamente dove sai...
Capita che proverai dei brividi inattesi;
nemici intramontabili ridiventare amabili.
Capita che rifarai pace con te
e dando il meglio che hai, così... ci sei!"
(Renato Zero - "E ci sei" 1993)
venerdì, novembre 19, 2004
Questo è un post che non avrei mai voluto scrivere. Dovevo scriverlo ieri pomeriggio ma ero ancora troppo turbato da ciò a cui avevo assistito al mattino. E non mi vergogno a dire che ieri a pranzo mentre raccontavo l'episodio a mia madre facevo fatica a deglutire avendo perso l'appetito.
ANTEFATTO: M* è un bambino maghrebino di 11 anni che improvvisamente circa un mese fa si è posizionato davanti al supermercato dove io lavoro. Arrivava puntuale tutte le mattine verso le 8:30 e ci rimaneva fino al tardo pomeriggio quando fa buio. Si allontanava solo un'ora o poco più nel primo pomeriggio probabilmente per andare a casa a mangiare qualcosa. Arrivava sempre a piedi e qualche volta usando una vecchia bicicletta da donna troppo grande per lui. Vendeva le solite poche e povere cose: fazzoletti, accendini... che nessuno acquistava. In compenso riusciva a racimolare un pò di spiccioli da clienti inteneriti dalla sua età e qualche euro trattenuto dai carrelli che si offriva di riportare al deposito per conto dei clienti. Qualcuno (pochissimi) poi ogni tanto gli regalava anche qualcosa da mangiare che aveva appena acquistato (dolciumi ecc...)
Ultimamente il freddo al mattino è diventato pungente e lo vedevamo intirizzito muoversi sempre più vicino agli ingressi per sfruttare il soffio di aria calda del termoventilatore che lo investiva ad ogni apertura automatica delle porte. Io e i miei colleghi/e provavamo pena ogni qualvolta che guardavamo la vetrina e nello stesso tempo rabbia verso chi lo costringeva a quella vita anzichè andare a scuola e divertirsi come tutti i suoi coetanei. Lui dall'esterno ci ricambiava con grandi sorrisi e saluti. Quasi tutti i giorni poi all'uscita dal lavoro ci "scortava" a turno a piedi o in bicicletta fino al posteggio auto ben sapendo che gli davamo sempre qualche spicciolo, caramelle, ecc... Purtroppo il dialogo con lui era limitato dal fatto che conosce solo poche parole di italiano (ed io ancor meno di arabo).
Ho raccontato di lui a un mio amico marocchino e un pomeriggio dopo la scuola è venuto lì ed ha avuto modo di parlargli. Il fatto di poter parlare nella sua lingua con un altro ragazzo suo connazionale, anche se più grande di lui, lo ha fatto aprire e raccontare un pò di sè. Ho saputo così tra l'altro che era arrivato da poche settimane e viveva solo con il padre manovale edile che è assente tutto il giorno per lavoro. La mamma ed altri fratelli più piccoli sono rimasti in Marocco. Praticamente ha imparato così ad arrangiarsi da solo e ad arrotondare lo stipendio del padre sicuramente compiacente e colpevole di questa situazione che si protraeva tra l'indifferenza di chi poteva e doveva fare qualcosa. Un piccolo episodio emblematico al quale ho involontariamente assistito circa 20 giorni fa: un giorno è venuta a fare la spesa una giovane signora nostra cliente nota per la sua "puzza sotto il naso" in compagnia dei suoi 3 marmocchi biondi (età dai 6 ai 12 anni) rigorosamente vestiti e firmati "Le C....." (noto marchio francese di abbigliamento per bambini). All'entrata i due più piccoli si sono attardati una frazione di secondo per guardare innocentemente quel loro coetaneo sfortunato. La madre spazientita li ha subito richiamati e strattonati vigorosamente distogliendoli velocemente. Quella signora isterica è la moglie di un noto e ricco professionista della cittadina...
EPILOGO: Ieri mattina, scortate da ben due auto della polizia locale, sono arrivate due assistenti sociali che hanno cercato di imbonire il ragazzino che non riusciva neanche a capire cosa volessero da lui improvvisamente tutte quelle persone. Dopo un pò, con il viso rigato dalle lacrime, M* è stato fatto salire su un auto e se lo sono portati via verso qualche istituto.
Sicuramente dovranno valutare se il padre da solo sarà in grado di occuparsi di lui. Voglio sperare che prima di portarglielo via a questo disgraziato di padre venga concessa un'altra opportunità, mezzi ed informazioni necessarie (se di ignoranza si è trattato) per il bene del ragazzino che in questa triste storia è la vera vittima.
Non discuto sulla sacrosanta necessità di questo intervento ma continuo a chiedermi perchè si è aspettato un mese e perchè sia stata fatta una operazione così plateale e traumatica per il poveretto. Non si poteva contattare il padre e cercare in tutti i modi di sanare la cosa in privato?
Forse per molti questa è solo un'ordinaria storia di degrado minorile come altre decine che si consumano quotidianamente in tutta Italia. Finora avevo associato questi fatti ad espisodi tipicamente metropolitani e mai pensavo di doverne essere testimone anche in una piccola cittadina.
Forse basterebbe abituarsi ad essere più duri, ma con tutte le mie forze non ci riesco ed inevitabilmente cose così mi fanno soffrire...
mercoledì, novembre 17, 2004
La bellezza delle persone e delle cose è un concetto che si crea nella mente di chi le contempla.
E non è mai veramente bello ciò che nell'insieme non è anche eccitante e sublime.
martedì, novembre 16, 2004
* BARZELLETTA ARABA *
Ad una conferenza interreligiosa prendono parte diversi esponenti di varie fedi.
Al pranzo che ne segue si ritrovano seduti vicino un vescovo cattolico ed un imam musulmano. Ad un certo punto il primo dice al secondo:
"Non vuole provare anche lei questa spalla di maiale al forno? E' squisita!"
Il secondo un pò sorpreso e stizzito da quella proposta risponde:
"Ma come... non si ricorda che noi musulmani non possiamo mangiare carne di maiale?"
Replica del vescovo:
"Ah già, è vero! E' un vero peccato... non sa quel che si perde!"
Al termine del pranzo durante i saluti di commiato i due si stringono la mano e l'imam dice al vescovo:
"...E mi raccomando, porti i miei saluti a sua moglie."
Il vescovo replica:
"Lei ben saprà che noi religiosi cattolici non possiamo sposarci..."
"Eh sì certo, è vero! Peccato... non sa quel che si perde!"
lunedì, novembre 15, 2004
Ieri mattina sotto un bel cielo terso, anche se un pò freddo, mentre in giardino ero intento a rastrellare e a raccogliere le foglie secche cadute sul tappeto erboso, la mia attenzione è stata attirata da un'immagine sempre più rara di questi tempi.
Un gregge stava transitando sull'argine non lontano da casa mia. Un centinaio di pecore, due asini, un'indaffaratissimo cane e la figura del pastore alla fine componevano il belante corteo.
Questo signore è l'ultimo pastore rimasto di tutta la zona ed abita nel paese vicino al mio. Tenerissima poi l'immagine di alcuni giovani agnellini probabilmente di pochi giorni che se ne stavano infilati nelle sacche portate dagli asini.
Non è un'immagine a me nuova: quel tragitto è percorso una volta al mese dallo stesso gregge e già parecchie volte mi è capitato di vederlo. Ogni volta provo una sensazione di pace e serenità. L'immagine, ritenuta di buon auspicio (?) dalla credenza popolare, mi rimanda sempre a quando da bambino aspettavo il periodo natalizio per l'allestimento del presepe. La disposizione delle statuine di pastori e pecore richiedeva sempre un fantasioso ragionamento non avendo esse un ruolo fisso e predefinito nella rappresentazione. Ricordo inoltre che ad ogni pecorella avevo dato un nome...
Chissà se anche i pastori sanno riconoscere e dare un nome a tutte le loro pecore...
"Al centro del nostro lavoro per quanto cupo, irraggia un sole invincibile, lo stesso che grida oggi attraverso la pianura e le colline."
(Albert Camus 1913-1960)
venerdì, novembre 12, 2004
La vita è come uno specchio: ti sorride se la guardi sorridendo.
...E se non è felicità, che sia almeno serenità di animo! Buon fine settimana a tutti!!
martedì, novembre 09, 2004
Piacevole sorpresa il passaggio televisivo di Renato Zero sabato scorso nel varietà serale "Ma il cielo è sempre più blu" di RAIUNO condotto da Giorgio Panariello per promuovere l'uscita del suo ultimo video in dvd "Il sogno continua... Tour 2004".
In collegamento dal "Nelson Mandela Forum" di Firenze dove era in concerto, Zero ha quindi "duettato" con il simpatico comico e bravo imitatore toscano sulle note della sua famosa "I migliori anni della nostra vita" per poi eseguire una versione rinnovata de "Il triangolo" un suo vecchio cavallo di battaglia degli anni '70.
Grazie a Renato di esistere e concedetemi pure un grazie stavolta alla RAI per avermi allietato un noioso sabato sera.
sabato, novembre 06, 2004
"La maggior parte della gente e' scontenta perche' pochi sanno che la distanza tra uno e niente e' piu' grande che fra uno e mille."
(Ludwig Boerne)
giovedì, novembre 04, 2004
STORIA VERA
Quando io e il mio migliore amico avevamo 15 anni vivemmo un'esperienza che considerata l'età, il periodo (gli anni'80) e l'ambiente ristretto di paese dove si abitava ci apparve quantomeno singolare.
Durante l'inverno avevamo conosciuto tramite il 'baracchino CB' tra le tante persone anche una compagnia di ragazzi nostri coetanei di un paese a una decina di km. dal nostro. I nostri contatti divennero amichevoli e quotidiani e in primavera decidemmo di conoscerci personalmente in occasione di una fiera in zona.
Arrivammo tutti all'appuntamento serale in moto; loro erano in quattro e finalmente potevamo dare un volto ed un vero nome a quelle voci che finora avevamo associato solo a dei 'nick' radiofonici. L'impressione fu ottima: i nostri nuovi amici si confermavano simpaticissimi anche di persona.
Dopo una sosta al bar facemmo un giro al luna-park dove notammo che uno di loro, il più piccolo, (quello che si era presentato con il nome di S*) venne quasi 'assalito' e circondato da un gruppo di ragazzine. Gli altri se la ridevano e ammisero che S* era quello che 'cuccava' più di tutti mentre noi assistevamo con una punta di invidia...
Dopo un pò però essi ci incalzarono ancora:
"Ma veramente non vi siete accorti di nulla?"
"Di cosa state parlando?" chiedemmo incuriositi
"Beh, in realtà S* è... una ragazza e si chiama C*, però a lei piacciono... ehm...le ragazze e noi la consideriamo uno dei nostri."
Noi rimanemmo imbarazzati, allibiti ed ancora un pò increduli a quell'affermazione fino a quando S* si avvicinò a noi e, dopo un gesto d'intesa con i suoi amici, disse:
"Bene, vedo che ve l'hanno detto..." ed estrasse dalla tasca dei jeans la sua carta d'identità mostrandoci i suoi veri dati anagrafici.
Lui (anzi lei) ci disse che avrebbe avuto piacere che noi lo considerassimo ancora nostro amico e che se volevamo potevamo usare anche il suo vero nome femminile ma non in presenza di altre ragazze oppure in radio dove tutti (noi compresi) dovevamo continuare a considerarlo un maschio.
Il suo aspetto, considerata anche la sua età, mai ci avrebbe indotto ad arrivare così velocemente ad una simile verità e di questo privatamente io e il mio amico ci incolpammo a lungo circa il nostro scarso senso di osservazione.
Quello che ci aveva colpito era stato invece il comportamento degli altri tre che 'facevano quadrato' attorno a quest'ultimo; non lo perdevano mai di vista ed erano sempre pronti ad intervenire per qualunque evenienza. Un esempio di vera amicizia.
Il simpatico gruppo dei 3+1 diventò quindi anche nostro amico e quell'estate ci incontrammo ancora in diverse occasioni. Essi vennero anche a casa nostra per visitare le nostre stazioni radio (naturalmente nè i nostri genitori, nè gli altri nostri amici presenti si accorsero di nulla).
Io e il mio amico sapemmo sempre mantenere quel segreto sia per tenere fede alla promessa fatta, sia per evitare che qualche 'benpensante' potesse obiettare qualcosa sulle nostre nuove amicizie.
mercoledì, novembre 03, 2004
LA GENTE E' CONVINTA CHE LA VITA OFFRA UNA SERIE INFINITA DI OCCASIONI PER OTTENERE CIO' CHE SI VUOLE, MA SPESSO IO HO L'IMPRESSIONE CHE ESISTONO SOLO OCCASIONI INFINITE PERCHE' TUTTO CI VENGA SOTTRATTO.
martedì, novembre 02, 2004
"L'amore è l'occasione unica di maturare, di prendere forma, di diventare in sé stessi un mondo a parte."
(Rainer Maria Rilke)
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